28 settembre Giornata aborto libero e sicuro, in Puglia diritto messo in discussione

Filomena Principale: “In Puglia diritto messo in discussione dal dato dell’obiezione di coscienza che coinvolge l’80% di medici ginecologi. Su Consultori urge confronto con Regione e assessorato alla Salute”

“Il diritto all’aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve poter essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità o meno di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza”. È quanto dichiarano le segretarie confederali della Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione in occasione della Giornata internazionale per l’aborto sicuro. “A 48 anni dall’approvazione della legge 194 – denunciano le dirigenti sindacali – troppe donne incontrano ancora ostacoli nell’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge: carenza di strutture e personale, difficoltà territoriali nell’accesso ai servizi, indebolimento dei consultori e conseguenze dell’obiezione di coscienza sulla concreta disponibilità delle prestazioni”. Barbaresi e Ghiglione spiegano che “servono consultori pubblici rafforzati, finanziati e dotati di tutte le professionalità necessarie; personale non obiettore sufficiente a garantire il servizio; piena accessibilità all’IVG farmacologica secondo le indicazioni nazionali; informazione, prevenzione e servizi pubblici, laici e accessibili, come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del SSN che invitiamo tutte e tutti a sostenere”.

Per quanto riguarda la Puglia, per la segretaria regionale della Cgil, Filomena Principale, “il tempo non riesce a scalfire il quadro che vede l'accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza nei nostri territori sì garantito per legge, ma con un'elevatissima percentuale di obiezione di coscienza che interessa circa l'80% dei medici ginecologi della regione”. Una situazione “che oltre a mettere in discussione il diritto di scelta, crea forti disomogeneità territoriali, costringendo spesso le donne a spostarsi tra province per poter accedere all'intervento chirurgico o farmacologico. Le criticità legate alla IVG andrebbero lette anche in relazione ai dati sulla prevenzione e quindi sul ruolo dei Consultori, alla luce della revisione subita dal Piano Nazionale Equità nella Salute, che tra le quattro linee di azione affronta proprio gli interventi legati al consolidamento dei consultori”.

La CGIL Puglia ritiene fondamentale avviare un confronto con l’assessorato alla salute “proprio in relazione ai dati relativi all’incidenza del fenomeno dell’obiezione di coscienza e all’operatività dei consultori e delle strutture sanitarie, affinché le donne possano continuare il proprio percorso di autodeterminazione in piena libertà e tutela dei propri diritti e della propria salute”. Perché come affermano le segretarie nazionali Barbaresi e Ghiglione “c’è un punto sul quale non possono esserci ambiguità: la decisione sul proprio corpo appartiene alla donna. Le istituzioni hanno il compito di garantire diritti e salute, non di giudicare, colpevolizzare o condizionare quella scelta”.