Aumento Irpef per buco sanità: "Ora monitoraggio spesa. Ma Governo nazionale stanzi più risorse"

Si è svolto l’incontro tra il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e le Organizzazioni Sindacali. L’incontro era finalizzato all'illustrazione dei dati e delle misure relative alla copertura del disavanzo sanitario per l’anno 2025, pari a 349 milioni di euro. Un deficit importante, le cui cause affondano le radici nel cronico sottofinanziamento del Fondo Sanitario Nazionale da parte del Governo centrale. Infatti, nel 2025, a fronte di un aumento reale dei costi del 4%, la copertura statale è stata appena dell'1% e questa è una delle cause che ha determinato un disavanzo così significativo.

Come CGIL Puglia, abbiamo affrontato il tavolo con una priorità chiara: scongiurare in ogni modo che il peso del risanamento della sanità pubblica ricadesse sulle spalle dei cittadini più esposti, già duramente colpiti dall'inflazione e dalla perdita del potere d'acquisto. Tuttavia, si è preso atto dell'ineluttabilità dell'intervento fiscale quale unica alternativa per sanare il bilancio ed evitare il collasso del sistema e della ricaduta ridotta dell’aumento sulle fasce di reddito più basse. Al contempo, il sindacato ha richiamato con forza il Presidente Decaro alla responsabilità di governare la spesa, per cui si prevede un puntuale e costante monitoraggio della spesa, così come è necessario pretendere dal Governo centrale risorse adeguate per l’anno 2026 e gli anni successivi, evitando il ripetersi di dinamiche deficitarie. E' quello che chiede la Cgil con la proposta di legge di iniziativa popolare sulla sanità, che vuole ancorare al Pil nella misura del 7,5% le risorse che ogni anno sono stanziate per la spesa sanitaria.

Per la CGIL, è evidente che la tenuta dei conti deve viaggiare di pari passo con la qualità del servizio erogato. Infatti, nonostante il formale raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la percezione dei cittadini pugliesi sul funzionamento della sanità resta critica. Se il sistema regge e oggi garantisce ancora standard accettabili, lo si deve esclusivamente allo straordinario sforzo quotidiano di medici, infermieri, personale sanitario e amministrativo, ma questo non basta più.

Per questo, come CGIL, insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo chiesto al Presidente Decaro di proseguire la stagione di confronto appena avviata, con costanza, in modo tempestivo e in una logica di trasparenza e condivisione. Solo attraverso un metodo di lavoro condiviso e un monitoraggio permanente sarà possibile ottimizzare le risorse recuperate dai sacrifici dei contribuenti, abbattere le liste d'attesa e garantire pienamente quel diritto universale alla salute che i cittadini della Puglia attendono e pretendono da questo governo regionale.

Per la CGIL Puglia, la Regione deve adottare con urgenza tutte le misure organizzative necessarie a:

·         Salvaguardare il personale sanitario: stop ai blocchi del turn-over mascherati e valorizzazione dei lavoratori, che già operano in condizioni di estrema sofferenza organica;

·         Garantire i livelli di assistenza: i tagli non devono in alcun modo tradursi in una riduzione delle prestazioni o in un ulteriore allungamento delle liste d'attesa. Per un vero abbattimento delle liste d’attesa è necessario risolvere con immediatezza il problema della presa in carico dell’assistito;

·         Incidere drasticamente sugli sprechi e sulle cattive gestioni: serve una spending review interna rigorosa che colpisca le inefficienze dei nodi centrali e periferici della macchina sanitaria;

·         Contrastare la mobilità passiva: è inaccettabile che ingenti risorse pugliesi continuino a finanziare la sanità di altre regioni. Quei soldi devono rimanere in Puglia, investendo sulla sanità pubblica, per curare i pugliesi.

La CGIL Puglia vigilerà e monitorerà passo dopo passo l’attuazione del Piano. Il risanamento del deficit deve passare dall'efficientamento della spesa e dalla lotta agli sprechi, mai dal sacrificio del personale, da altri incrementi delle tasse, o dalla negazione del diritto costituzionale alla cura.