Crisi industria, aumenta lavoro precario: report Bankitalia su economia regionale

Un quadro dell’economia pugliese che nel complesso conferma tutte le preoccupazioni della nostra organizzazione a dispetto di una propaganda del Governo che esalta alcuni indicatori ma nei fatti definanzia importanti interventi infrastrutturali, taglia le risorse agli enti locali, non ha uno straccio di politica industriale, si appresta a proseguire nel progetto di Autonomia differenziata che andrà a peggiorare divari già persistenti tra territori del Paese”. è il commento della segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, al rapporto annuale della Banca d’Italia presentato oggi.

 

“Sull’andamento dell’economia che registra tassi di crescita molto bassi ha influito in primis la debolezza dell’industria – sottolinea Bucci – e ci affanniamo ormai da anni a chiedere investimenti su infrastrutture, pubblica amministrazione, formazione, innovazione, transizioni digitali ed energetiche, che sono i cardini su cui sostenere l’allargamento della base manifatturiera e la difesa dell’industria che c’è e attraversa una fase di forte sofferenza, dalla siderurgia all’automotivefino alla chimica solo per citare alcuni settori. Ad aggravare il contesto il costo crescente dell’energia che vede anche qui il Governo ricorrere a vere e proprie pratiche di illusionismo, parlando di progetti sul nucleare che ad andar bene vedranno risultati tra dieci anni”.

 

Cresce il settore delle costruzioni “ma grazie ai progetti del Pnrr, che va a scadenza e rischia dopo di far ripiombare un comparto anticiclico qual è quello edile in un futuro di incertezza. Così come crescono i comparti a valenza turistica, ma addirittura aumenta la quota di forme contrattuali più precarie, che sono già la costante in questo strategico settore per l’economia pugliese. Così come in generale crescono la quota di addetti a bassa intensità di conoscenza, che trascina salari poveri. Ma tutto questo alimenta disuguaglianze”. Al punto che tra il 2008 e il 2023 “Bankitalia ci dice che le retribuzioni medie sono cresciute del 20,2% in termini nominali, ma in termini di potere d’acquisto sono diminuite del 9,8%, a causa dell’alta inflazione che abbiamo registrato negli anni scorsi e che continua ancora, legata soprattutto proprio all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici che poi trascinano quelli dei beni di consumo”.

 

E così le famiglie sono sempre più indebitate, ricorrendo a prestiti per consumi, “che comunque in Puglia vede la spesa essere inferiore di circa un terzo rispetto alla media nazionale, e distribuita in modo diseguale, perché sussistono anche divari interni nel territorio regionali, spesso anche all’interno delle stesse province tra grandi centri e periferie”. E mentre la redditività delle imprese si è mantenuta alta e le liquidità finanziarie sono aumentate, “si continua a investire poco in innovazione, in specializzazione produttive, in qualità dei processi e dei prodotti che sono l’elemento che traina lavoro di qualità e ben retribuito”.

 

La ricetta della Cgil Puglia insiste “su un forte ruolo pubblico nel governo delle politiche economiche e industriali, con investimenti che sostengano la crescita dimensionale e qualitativa del sistema delle imprese, intervenendo sulla leva fiscale e favorendo l’innalzamento dei salari anche attraverso l’indicazione di un salario minimo e la valorizzazione della contrattazione delle organizzazioni più rappresentative, non favorendo contratti e sigle pirata come – con inversione a U – si è fatto a proposito del decreto lavoro del Primo Maggio scorso”. Altro che autonomia differenziata e Sud locomotiva del Paese, “qui occorre una politica economica, fiscale, sociale, industriale di tutt’altro segno. Anzi occorre la politica, perché la scelta di questo Governo di lasciar fare alle imprese, ai manager, al mercato, sta producendo povertà e declino industriale. Chiediamo alla Regione Puglia – conclude la segretaria Bucci - di provare a costruire assieme alle organizzazioni sindacali, per quanto possibile, un piano straordinario per lo sviluppo e il lavoro, e fare fronte comune contro il governo più antimeridionalista della storia repubblicana”.