Eolico offshore, Cgil e Filt: "Ennesimo taglio alla Puglia, Governo dimezza fondi per Taranto"

Non c’è pace per la Puglia e per il suo futuro industriale e occupazionale. Con l’ennesimo blitz contabile, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha comunicato il dimezzamento dei fondi destinati allo sviluppo dei poli portuali per l’eolico offshore. Per lo scalo di Taranto, le risorse originariamente previste di 28,5 milioni di euro crollano ad appena 13,94 milioni: oltre 14,5 milioni sottratti con un colpo di spugna a un’opera strategica per la riconversione ecologica del territorio.

«Siamo di fronte all'ennesimo atto d’ostilità istituzionale nei confronti della Puglia e dell’area ionica», dichiarano i Segretari Generali di CGIL Puglia e FILT CGIL Puglia, Gigia Bucci e Gianni De Lello. «Invece di sostenere con investimenti certi e tempi rapidi la nascita del polo industriale per la carpenteria e la logistica delle piattaforme eoliche galleggianti, il Governo sceglie la strada dei tagli lineari, privando il Porto di Taranto della capacità di ammodernare le banchine del Molo Polisettoriale e far partire una nuova filiera occupazionale.»

La beffa ulteriore ricade sulle spalle dei lavoratori portuali, a partire dal bacino della Taranto Port Workers Agency per i quali la CGIL e la FILT sono costantemente impegnate per ottenere la proroga dell'Indennità di Mancato Avviamento (IMA) in vista della scadenza di fine anno. Operatori che attendono da tempo proprio l'avvio delle attività legate all'eolico e alla transizione energetica per poter essere finalmente riqualificati e ricollocati in un bacino di lavoro stabile.

«Mentre come sindacato stiamo lavorando senza sosta per garantire la tenuta del reddito e la proroga dell'IMA per questi lavoratori, il Governo taglia proprio gli investimenti necessari per il loro reinserimento produttivo», incalzano Bucci e De Lello. «Si continua a rincorrere l'emergenza e l'ammortizzatore sociale invece di creare le condizioni infrastrutturali affinché queste persone possano tornare a lavorare. Dimezzare le risorse per l'offshore significa rendere vana ogni prospettiva di riconversione e condannare il territorio all'ennesima occasione perduta.»

La decisione del MASE – che va ad aggiungersi ai numerosi definanziamenti sulle opere infrastrutturali regionali, conferma una strategia chiara: utilizzare il Sud per fare cassa.

«A Taranto si continua a predicare bene sulla necessità di superare la monocoltura dell’acciaio e diversificare l’economia locale, ma si razzola male definanziando gli unici progetti concreti capaci di creare lavoro pulito e duraturo. L’eolico floating non è soltanto un obiettivo energetico, ma rappresenta la naturale valvola di sfogo per le maestranze portuali e metalmeccaniche dell'area ionica.»

CGIL PUGLIA e FILT Puglia annunciano che non rimarranno a guardare e chiedono un incontro urgente con i vertici del Ministero, della Regione Puglia:

«Esigiamo l’immediato ripristino dell’intero stanziamento originario o l’individuazione di coperture finanziarie compensative immediate. Non accetteremo che la transizione ecologica del Mezzogiorno e il futuro dei lavoratori vengano liquidati con tagli alle infrastrutture e rinuncia allo sviluppo.»