Investimenti pubblici nel Mezzogiorno, D'Arcengelo: devono creare buona occupazione"

Tavola rotonda promossa dalla CGIL di Taranto. Per il segretario generale "il nostro territorio sarà trincea nel pretendere che quegli investimenti si trasformino in occupazione buona, stabile e giusta”

 

“Innanzitutto c’è una totale assenza di chiarezza. Parliamo del PNRR, il progetto più importante e di prospettiva del nostro Paese e nessuno sa nulla, a pochi giorni dalla scadenza dei termini imposti dall’Europa, sulle proposte di rimodulazione o cambiamenti che l’Italia intende presentare. Per quanto riguarda la CGIL noi manteniamo una posizione ferma: le risorse del Piano di Ripresa e Resilienza vanno tutte spese, e vanno impegnate nella direzione degli obiettivi strategici come quelli utili al superamento dei divari e delle disuglianze territoriali o quelli per l’impiego di almeno il 30% di giovani e donne. Ad oggi quegli impegni sono solo sulla carta mentre per noi il successo o meno di questo grande piano è misurabile solo rispetto alla quantità e alla qualità di lavoro che sarà creato per queste fasce sociali e per il Sud”.

Così il segretario nazionale della CGIL, Christian Ferrari, che con la delega tra le altre alle politiche economiche, Next Generation, politiche per il Mezzogiorno, Fondi Strutturali e coesione, ha chiuso oggi la tavola rotonda promossa dalla CGIL di Taranto su: ““Investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Opportunità di una buona e piena occupazione per Taranto“.

La tavola rotonda a cui hanno partecipato istituzioni, mondo dell’impresa e della formazione universitaria, inaugura un nuovo corso che la CGIL di Taranto intende dare sul tavolo della discussione che riguarda la visione prospettica del futuro occupazionale del territorio.

“Abbiamo passato gli ultimi quindici anni in trincea, a difendere metro per metro, le crisi aziendali e occupazionali più complesse. Ora che le risorse ci sono, il ruolo del sindacato, sarà quello di restare in trincea ma per difendere e pretendere che quegli investimenti si trasformino in occupazione buona, stabile, giusta – dice Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto – Per questo intendiamo svolgere fino in fondo il nostro ruolo sui tavoli partenariali per non lasciarci sfuggire questa occasione che rischia di essere decisiva anche per il futuro di una società che piano piano si sta spopolando e invecchiando”.

Così è dal territorio che secondo i relatori intervenuti nella Sala Resta della Camera di Commercio di Taranto, bisogna ripartire.

“Per la prima volta abbiamo risorse economiche che sanno di opportunità e siamo di fronte anche a un nuovo ruolo dello Stato e quindi c’è una responsabilità pubblica rispetto a queste trasformazioni – dice la professoressa Lidia Greco, docente UNIBA e componete gruppo europeo siderurgia e transizione giusta – Ma questa è anche l’occasione per invertire un paradigma. Non è solo il mercato a fare le cose, a cambiare i destini di una comunità. Non è l’economia che precede la società, piuttosto il contrario, perché dove c’è una società forte, integrata, dove ci sono asili nido, una buona scuola, una buona università, dove le disuguaglianze sono attutite o lavorano anche le donne e i giovani, è più facile intercettare i flussi di una econoia globale che però ha bisogno di una economia territoriale più forte e autonoma”.

A confermare l’esigenza di un cluster territoriale da rafforzare è anche la segretaria della Camera di Commercio di Taranto, Claudia Sanesi.

Nelle ultime analisi che abbiamo condotto sul tessuto imprenditoriale italiano ci siamo accorti che sette aziende su dieci sono acerbe rispetto all’approccio al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha detto l’esponente della Camera di Commercio – ecco perché ad esempio come sistema camerale stiamo investendo su snellimento, sburocratizzazione, ma anche sulla certificazione di genere e su quella ambientale, perché sono cose che atterrano direttamente nella casa dell’imprenditore.

Investimenti per un tessuto di piccole e medie imprese che deve integrarsi con gli investimenti di caratura nazionale e internazionale.

“Abbiamo dovuto gestire situazioni particolarmente critiche – dice il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, Sergio Prete– ma insieme a politiche di sviluppo del porto, abbiamo tentato di mettere in atto politiche attive per l’occupazione. Abbiamo stimato, infatti, circa 650 posti di lavoro nuovi per i cantieri collegati ai traffici portuali, dalla piattaforma Ferretti, a quella logistica, fino agli insediamenti produttivi che hanno presentato domande in ambito portuale.

Occasioni che fanno il paio anche con la ZES ionica.

“108 milioni di investimenti che hanno il compito di mettere in sinergia le nuove filiere produttive locali e rafforzarne la competitività, dall’agroindustria, alla moda – ha detto la Commissaria ZES Ionica, Floriana Gallucci.

Il ruolo delle imprese ma anche quello delle istituzioni e del mondo della formazione.

Dobbiamo essere in grado di andare oltre il cantiere e l’occupazione che quel cantiere può produrre nei prossimi due o cinque anni e lavorare di prospettiva – afferma l’assessore del Comune di Taranto, Francesca Viggiano.

Un invito a credere più in se stessi che trova forma anche nelle parole del Presidente del Centro Interdipartimentale “Taranto Politecnico” PoliBA, Gianluca Percoco.

Anche noi come Università stiamo cercando di smarcarci dalla monocoltura dell’acciaio – ha detto il prof. Percoco – è questo ad esempio il senso del nuovo corso di laurea in ingegneria dei sistemi navali, ma dobbiamo anche invogliare i nostri giovani a restare, perché circa il 95% dei nostri laureati trovano lavorano dopo un anno e possono qui contribuire a migliorare la loro qualità della vita e quella della loro comunità.

Ma nel frattempo – continua il segretario della CGIL di Taranto, D’Arcangelo – abbiamo perso l’occasione di sviluppare qui a Taranto il Tecnopolo dell’Innovazione (finanziato dai fondi CIS) o cambiare il destino dell’ex sito Cementir che più di un anno fa candidammo come luogo strategico per l’hub pugliese dell’idrogeno. Ora pretendiamo rispetto e chiarezza sull’uso di quelle risorse, perché Taranto e la sua provincia ha perso nell’ultimo decennio circa 40mila abitati. Persone, lavoratori, che hanno smesso di costruire le loro aspettative di vita qui e questa è già un’enorme sconfitta.

Abbiamo tutti una grande responsabilità politica – ha affermato la coordinatrice dei lavori Anna Teselli della CGIL nazionale, che all’inizio dei lavori ha anche ricostruito la mappa degli investimenti che ricadranno su Taranto, con circa 973 progetti a valere sui fondi PNRR e circa un miliardo di euro di investimento – che è quella di mettersi tutti dietro un tavolo e lavorare. Un lavoro fondamentale per fare anche valutazioni sui piani formativi e per fare buona occupazione.

I lavori della tavola rotonda sono stati introdotti dal segretario della CGIL di Taranto, Giuseppe Romano.