Cgil su frasi ministro Pichetto Fratin: "Puglia hub rinnovabili ma costruire filiera componentistica"
La segretaria generale della Cgil pugliese, Gigia Bucci: “Per far fronte alle crisi occorre sviluppare la filiera green, accompagnando la riconversione ambientale, produttiva e anche professionale. Così non solo difenderemmo l’industria che c’è ma andremmo a far crescere la base manifatturiera, che è quella che trascina lavoro specializzato e salari migliori”
29-05-2026 16:10:06
“Al Ministro Pichetto Fratin vogliamo dire che la Puglia non può e vuole essere un hub ideale solo per la produzione di energie rinnovabili. Servono investimenti per costruire qui filiere produttive, creando lavoro, sostenendo la transizione della grande industria che utilizza energie fossili. Ma servirebbe una strategia complessiva e integrata, in una parola: politiche industriali e politiche energetiche, con un forte protagonismo delle partecipate pubbliche, che stanno battendo in ritirata proprio dal Mezzogiorno”. Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia, commenta le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sceso a Lecce per il Festival dell’Energia.
“La Puglia già oggi è regione leader delle rinnovabili, con circa 8 GW di capacità installata tra solare ed eolico, circa il 14% del totale nazionale – ricorda Bucci -. Ma la componentistica degli impianti, dalle pale ai pannelli, dalle turbine alle batterie, è in stragrande maggioranza prodotta in altre regioni o importata dall’estero. Siamo un territorio con la presenza di un manifatturiero cosiddetto energivoro, che sta pagando un prezzo alto sia ai costi energetici in aumento che alla ineludibile transizione. Per far fronte alle crisi occorre allora sviluppare una filiera green, accompagnando la riconversione ambientale, produttiva e anche professionale per chi ha rischia di perdere il proprio posto di lavoro. Così non solo difenderemmo l’industria che c’è ma andremmo a far crescere la base manifatturiera, che è quella che trascina lavoro specializzato e salari migliori”.
In questo senso, “i processi di decarbonizzazione, da Taranto a Brindisi, non devono lasciare indietro nessuno, tra dipendenti diretti e quelli dell’indotto. Se è vero che per vocazione naturale e geografia vi sono enormi potenzialità per la nostra regione, servono investimenti sulle tecnologie per la generazione e a difesa dell’industria esistente, ma assieme costruire una rete di trasporti e logistica efficienti, investire sui porti, sulle infrastrutture elettriche e digitali. Qui devono svolgere un ruolo di traino anche delle imprese locali i grandi player industriali a capitale pubblico. Un ruolo può e deve svolgerlo anche la Regione, magari anche recuperando l’operatività del distretto produttivo delle energie rinnovabili che aveva aggregato imprese, centri di ricerca, università”.
“Ma sia la gestione delle crisi industriali da parte di questo Governo, sia il richiamo alla transizione green quale causa scatenante di ogni crisi produttiva – conclude la segretaria della Cgil Puglia – sono la dimostrazione che le idee a destra non sono affatto chiare , per usare un eufemismo. E mentre aziende, famiglie e pubblica amministrazione fanno i conti con i costi delle bollette sempre più alti, suona una presa in giro riproporre la soluzione del nucleare – non solo bocciato dalla volontà popolare con un referendum in questi Paese ma che richiede tempi lunghissimi – o chiedere di usare le risorse della coesione contro il caro energia, come ha fatto il vicepresidente della Commissione Europea Fitto, quasi a fine ciclo di programmazione e in larga parte già impegnati dalle Regioni”.